Fake news su WhatsApp, cosa sta succedendo?

Le fake news su WhatsApp rappresentano probabilmente l’ultimo atto di un fenomeno ormai diffuso veramente su ogni mezzo, e ad ogni latitudine.

Un recente studio dell’Università di Cambridge ha addirittura dimostrato che le fake news su WhatsApp sono in qualche modo “aiutate” dalla tecnologia che permette di criptare le conversazioni rendendole quindi più sicure. Difatti se oggi Google, Facebook o Twitter cercano di combattere al meglio il fenomeno delle fake news, WhatsApp pare essere maggiormente predisposto.

Sebbene da noi (e in molti Paesi sviluppati) WhatsApp venga utilizzato essenzialmente come app di messaggistica, nei Paesi in via di sviluppo invece viene visto più come un social network. Proprio per questo motivo sono diversi i gruppi che contano centinaia di iscritti, con tematiche ovviamente differenti. Ricordiamoci che WhatsApp tuttavia permette di limitare i gruppi a massimo 256 membri.

Uno dei casi più eclatanti è stato legato a Bolsonaro

Ma queste informazioni provenienti dallo studio condotto a Cambridge, legate proprio al crescente fenomeno delle fake news su WhatsApp, pare confermata anche da un caso di cui si è parlato molto nei mesi scorsi. Parliamo delle elezioni presidenziali brasiliane che hanno permesso a Jair Bolsonaro di vincere, sgruttando anche WhatsApp come principale strumento della sua campagna elettorale.

Proprio WhatsApp è stato utilizzato da Bolsonaro per convincere gli elettori con fake news e menzogne varie. Come? Semplicemente pubblicando simultaneamente milioni di messaggi inviati utilizzando WhatsApp! Lo ha svelato il quotidiano brasiliano Folha de São Paulo. Addirittura per superare l’antispam di WhatsApp sono stati utilizzati numeri di telefono provenienti da Paesi esteri.

Il fatto che i messaggi inviati con WhatsApp siano crittografati, permette agli utenti di sentirsi al riparo da influenze (false) provenienti dall’esterno. Allo stesso modo WhatsApp (sempre per via della crittografia) non potrà moderare quanto avviene nelle sue chat evitando quindi che queste possano essere verificate o private dei messaggi fuorvianti.

Ma come possiamo difenderci dalle fake news su WhatsApp?

Possiamo innanzitutto dire che WhatsApp non rappresenta in sé un pericolo, ma potrebbe risultare pericoloso il modo con cui questo viene utilizzato. Abbiamo capito che intervenire per ridimensionare le fake news su WhatsApp è molto difficile, per questo motivo la loro diffusione all’interno della più diffusa app di messaggistica è sempre più in aumento.

È chiaro che WhatsApp non vuole intervenire moderando i messaggi inviati tramite l’applicazione, al contrario di come stanno agendo Facebook e Twitter per esempio. Tuttavia ha cominciato a limitare alcuni comportamenti di utenti sospetti, che potrebbero persino celare software o robot.

Inoltre WhatsApp ha implementato di recente anche delle nuove funzionalità che dovrebbero riuscire a ridurre il fenomeno delle fake news. Parliamo ad esempio di una specifica etichetta che indica se il messaggio ricevuto è stato “inoltrato”; tuttavia un messaggio può essere inoltrato al massimo a 5 persone o altrettanti gruppi contemporaneamente (in precedenza il limite era 20).

Con un numero inferiore di utenti in grado di ricevere messaggi inoltrati, quindi potenziali fake news, quelli che volessero mettere in pratica questa azione risulterebbero in qualche modo scoraggiati.

Un gioco per arginare il problema

Ma pare si stiano cercando anche ulteriori metodi per arginare il problema delle fake news su WhatsApp. Tra queste anche l’introduzione di un gioco denominato Bad News che dovrebbe insegnare qualcosa in più sulle fake news e su come queste vengono fatte circolare.

La diffusione del gioco, che avverrà gratuitamente, verrà inizialmente dedicata a quei Paesi dove WhatsApp viene usato maggiormente. In India ad esempio l’app di messaggistica possiede più di 200 milioni di utenti e rappresenta il più grande bacino al mondo.

Proprio qui infatti le fake news su WhatsApp diffuse su larga scala lo scorso anno hanno condotto verso veri e propri falsi allarmi e linciaggi di persone che venivano accusate di reati che ovviamente non avevano commesso.

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